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Buongiorno e bentornati.

Oggi il Lunedì Desueto ci vedrà in compagnia di una parola che, in fin dei conti, non è poi tanto desueta, ma ho deciso di inserirla in questa rubrica perché ad essere ormai in disuso è la conoscenza della sua reale etimologia.
Ammetto che prima di leggere la spiegazione che riporterò tra poco, anche io ignoravo completamente quale fosse la sua vera derivazione, per cui ecco a voi una definizione piuttosto esaustiva:

Burino:
Inizialmente veniva identificato come abitante della città, poi si trasformò e nell’etimo popolare si è creata la falsa credenza che il termine abbia origine da burro (in romanesco attuale: buro) con riferimento ai pastori provenienti da fuori città che venivano per venderlo. In realtà deriva dal latino “Buris,-is” ossia il manico dell’aratro, con cui veniva governata l’aratura dei campi ed era il termine con cui venivano designati i braccianti romagnoli, ingaggiati come lavoratori stagionali nella Maremma Romana. Al giorno d’oggi il termine può avere due significati: uno dispregiativo per indicare persone ed atteggiamenti vistosamente pacchiani, oppure uno bonario e scherzoso nella parlata colloquiale.

Ed ora passiamo rapidamente al racconto:

Burino

In un piccolo paese, uno di quei paesi in cui la gente mormora perché ha finito qualsiasi altra cosa da fare, viveva un ragazzo di nome Francesco, che lavorava come bracciante.
Un giorno questo ragazzo decise di trasferirsi in città, stanco della solita gente, delle solite parole, e soprattutto di tutto quel mormorare che sembrava accompagnare costantemente la vita dei paesani. Per questo prese il coraggio a due mani e si trasferì nella grande città che già da molti anni rappresentava il suo sogno.
Tuttavia le cose non andarono esattamente come aveva sperato. Era cambiato il luogo, erano cambiate le meccaniche, ma la sostanza dei fatti era rimasta la stessa. Come nel suo paese d’origine, nemmeno in quella grande città era riuscito ad ambientarsi. Se prima lo deridevano per la sua eccessiva apertura mentale – meccanismo fin troppo noto – ora lo prendevano in giro chiamandolo, senza troppi complimenti, burino.
Tuttavia lui non se la prendeva troppo. Era scappato da quel paese in cui si sentiva soffocare, ed ora poteva respirare, godendo anche di una nuova soddisfazione. I suoi compaesani non avrebbero mai potuto affibbiargli quell’appellativo perché lo consideravano offensivo. Lui invece ne conosceva le vere origini, ed ora, nella città che gli si era rivelata non proprio all’altezza dei suoi sogni, poteva godere della piccola soddisfazione di vedersi chiamare con un appellativo che rispecchiava esattamente il suo mestiere.
Il tutto alle spalle di una massa di ignoranti che prendevano per ignorante proprio lui.

Ed anche per questa settimana è tutto. Come sempre spero che vi sia piaciuto, e non vedo l’ora di leggere i vostri commenti.

A presto!

Neri.

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