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Buongiorno e bentornati.

Oggi, per le classifiche, voglio parlarvi dei cinque luoghi comuni letterari che non sopporto. Avete presente quelle dicerie che girano intorno al mondo della letteratura? Sì, le avrete sentite tutti, e tutti, come me, ne avrete discusso con qualcuno o anche solamente con voi stessi.
È naturale che questi luoghi comuni esistano, ma ce ne sono alcuni sui quali non sono d’accordo, e voglio subito mostrarvi quali sono:

1: Il libro è sempre meglio del film

Image by KMJ

Siamo d’accordo sul fatto che in molti casi questo è un luogo comune che corrisponde a verità, ma non credo si possa generalizzare in questo modo. Spesso e volentieri i registi sono riusciti a trasporre su pellicola in maniera egregia dei romanzi che, su carta, risultavano di difficile lettura e/o di difficile comprensione. Esistono libri noiosi che sono stati trasformati in bellissimi film, libri complessi che sono stati semplificati su pellicola, ed anche, e molto più comunemente, libri brutti che su pellicola si sono presi una bella rivincita sul loro autore.

2: Il libro cartaceo è meglio dell’ebook

Suvvia, non scherziamo. Siete lettori o feticisti del libro? Quando leggete un bel libro vi importa se è stato scritto con l’inchiostro reale od elettronico, oppure vi fermate a riflettere su quanta anima l’autore vi abbia riversato dentro? Certo, i libri “reali” sono più affascinanti e sono bellissimi (io infatti ho la mia collezione che custodisco gelosamente), ma quello che in un libro è davvero importante è quello che dice, non il supporto sul quale lo fa.

3: Non esistono più gli scrittori di una volta

Image by Edurne19

Tecnicamente questa è un’affermazione corretta, ma solo per il fatto che gli scrittori di una volta potrebbero essere morti, e quindi oggettivamente non esistere più. Qualunque altra interpretazione di questa frase mi sembra assurda. Come ho già detto qui, si può andare ben oltre quello che ci viene propinato dalle case editrici. Credetemi, esistono fior di scrittori semi-sconosciuti che meritano grandissima attenzione e rispetto, ma in pochi hanno il coraggio di scovarli.
E non sto parlando di autori di nicchia eh! Quello è un discorso ruffiano e facile. Sto parlando sempre di grandi case editrici. Andate oltre il nome che vedete all’ingresso in libreria, e potrete trovare grandi cose.

4: Ormai si scrive solo per soldi

Image by Kaledj777

Questo luogo comune mi fa arrabbiare perché non tiene conto della reale prospettiva nella quale vanno viste le cose. Non è che si scriva solamente per soldi. È diverso. Sono le case editrici che pubblicano solamente per ottenere un guadagno. E lo sto dicendo con accezione negativa. Nessuno vuol togliere alle case editrici quello che è il loro pane, ovvero la vendita dei libri. Semplicemente dico che pubblicare libri di personaggi che non sono degli scrittori solamente per poter vendere di più, è un atteggiamento sbagliato, a mio avviso.
E quindi, non si scrive solo per soldi, si pubblica solo per soldi.

5:  Gli autori indipendenti sono dei vanitosi incapaci

Certo. Certo. Certo! Diamo dell’incapace a chi cerca un metodo alternativo per farsi conoscere, che non sia il solito inviare milioni di manoscritti ad altrettante case editrici, rodendosi le mani in attesa di una risposta che probabilmente non arriverà mai. Dai, andiamo contro quelle persone che si attivano in prima persona per loro stesse, per la loro arte, per inseguire il loro sogno che spesso non è quello di essere ricchi e famosi, ma quello molto più semplice di essere letti.
Certo, non nego che nel self-publishing si trovi tanta robaccia, ma non bisogna generalizzare. Ci sono dei bravissimi scrittori in quel mondo, a prezzi incredibilmente bassi, e quindi con un rapporto “qualità-prezzo” incredibile.
Ci vuole solo un po’ di coraggio.

Ecco, queste sono le mie idee. Voi cosa ne pensate?

Vi aspetto nei commenti!

A presto!

Neri.

NeriFondiSigillo

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