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Buongiorno e bentornati.

Oggi, per il Lunedì Desueto, ci occuperemo di un termine che mi è piuttosto caro, in quanto il nostro primo incontro risale alla mia prima lettura de “Il Signore degli Anelli“, che come penso abbiate capito è il mio romanzo preferito in assoluto.
Per questo ringrazio, come sempre, “Una parola desueta al giorno” per avermi fornito questo spunto creativo, e passo alla definizione:

Atro
[à-tro] agg. lett.

1 Tenebroso, oscuro; cupo, fosco, tetro
2 fig. Spaventoso; crudele

Ed ora passiamo subito al racconto:

Atro

Image by Miguel Virkkunen Carvalho

Jeremiah era cresciuto nell’ombra, in una casa fatiscente nei sobborghi più cupi di New Orleans. Non c’era mai stato nulla per lui, solo nuvole, grida e puzza di polvere, oltre alla tristezza di uno scomodo giaciglio sotto il tavolo di legno marcio.
L’ombra dominava la sua vita, da bambino, solo l’ombra, fino a quando un giorno qualcosa lo cambiò completamente. Ebbe un’idea geniale, un’idea che non posso rivelarvi perché è protetta dal segreto aziendale, ma fu un’idea davvero rivoluzionaria, che lo fece arricchire in men che non si dica.
Un colpo di fortuna? Chi può dirlo…
Ora Jeremiah è ricco, e vive in una bellissima casa piena di luce, insieme alla sua bellissima moglie. Ora è la luce a dominare la sua vita, ma solo esteriormente.
Certe ombre non possono spegnersi, e per quanto la sua nuova vita gli abbia dato tanto, per quanta luce sua moglie possa avergli regalato, è sempre l’ombra a vincere. Sarà lei a trascinarli entrambi in una cupa solitudine.
Una solitudine che nessuno vedrà mai, coperta dal bagliore della luce. La solitudine di un cuore atro, oscuro, morto da anni e riesumato da una luce che illumina la pelle, senza penetrarla.

Bene, questo era il Lunedì Desueto di oggi. Come sempre spero che vi sia piaciuto, e non vedo l’ora di leggere i vostri commenti!

A presto!

Neri.

NeriFondiSigillo

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