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Buongiorno e bentornati.

Oggi, per le Impressioni Letterarie, voglio parlarvi di una serie composta da tre romanzi che mi ha colpito decisamente in positivo e che mi ha fatto riflettere a lungo.
La serie in questione è quella degli Hunger Games, scritta da Suzanne Collins, e che è composta, in ordine, dai seguenti libri:

1: “Hunger Games”
(Hunger Games)

2: “La Ragazza di Fuoco” (Catching Fire)

3: “Il Canto della Rivolta” (Mockingjay)

Ovviamente non starò qui ad analizzare ogni singolo romanzo, ma mi “limiterò” a darvi la mia visione d’insieme sulla serie, considerandola, in parte, come se fosse un romanzo unico, in modo che sia più semplice farvi comprendere quello che voglio dirvi. Tuttavia non tralascerò l’analisi singola dei tre romanzi, che in parte mi servirà per sottolineare l’evoluzione della narrazione e altre piccole cose che vorrei farvi notare.

E a questo punto, passerei subito alla trama, che vi esporrò veramente in breve in quanto è incredibilmente complessa da riassumere.
Per chi volesse approfondire, poi, suggerisco questa Pagina di Wikipedia.

La vicenda si svolge in un futuro che potremmo definire quasi “post-apocalittico”, un una regione del tutto nuova che è sorta in una zona di quello che un tempo era il Nord America e che ha preso il nome di Panem.
Panem è divisa in 12 Distretti e in una capitale, chiamata Capitol City. Questa città è ricca e fiorente, e si sostiene attraverso lo sfruttamento e la produttività di ognuno dei dodici distretti, i quali producono ogni sorta di materia prima necessaria appunto al sostentamento della capitale.
La storia è incentrata, principalmente ma non del tutto, sul personaggio di Katniss Everdeen, una ragazza del Distretto 12, che si troverà coinvolta in qualcosa di veramente terribile. Katniss vive nel Distretto 12 insieme a sua madre e a sua sorella minore, Primrose (detta semplicemente Prim), e dopo la morte di suo padre è proprio lei a far tirare avanti la famiglia, andando a cacciare di frodo nei boschi fuori dal distretto.
La sua vita va avanti in questo modo, con l’immancabile compagnia del suo migliore amico, Gale, fino a quando non arriva il tempo della 74ª Edizione degli Hunger Games.
Ma cosa sono gli Hunger Games?

Jennifer Lawrence, nei panni di Katniss

Sono, sostanzialmente, un reality show realizzato da Capitol City per ricordare ai dodici distretti che non hanno alcun potere e che non possono in alcun modo ribellarsi. Ogni anno, infatti, in ogni distretto vengono estratti a sorte due “Tributi”, ovvero due ragazzi (un maschio e una femmina) tra i dodici e i diciotto anni che andranno a sfidarsi nell’Arena in una battaglia all’ultimo sangue. Tra tutti i tributi, solo uno può sopravvivere e diventare un campione coperto di gloria e ricchezza. E il tutto, ovviamente, sotto gli occhi delle telecamere.
L’estrazione dei tributi funziona in questo modo: a partire dal compimento del dodicesimo anno di età, e fino al diciottesimo, ogni abitante dei tributi ottiene che una tessera col proprio nome venga inserito nel calderone dell’estrazione. Tuttavia, siccome i distretti sono molto poveri, ogni abitante “eleggibile” ha il diritto, qualora lo voglia, di aumentare le proprie tessere. Può aggiungere, ogni anno, una tessera per ogni abitante della sua famiglia, in modo che ogni componente ottenga una scorta di cibo.
È proprio in una situazione distopica del genere, che Katniss si trova a dover partecipare agli Hunger Games insieme all’altro tributo eletto, Peeta Mellark. Insieme conosceranno Capitol City e i suoi abitanti, e si troveranno a dover affrontare la morte faccia a faccia, nell’Arena, oltre a cose molto più temibili della morte stessa.

Ecco, più di questo non voglio dirvi. Ci sarebbe davvero molto altro, ma spero di avervi incuriosito abbastanza con questo piccolo riassunto, nel quale ho cercato di mettere in evidenza alcuni punti fondamentali, pur lasciandovi tanto da assaporare per conto vostro.

Ciò che voglio fare adesso, invece, è passare alle Impressioni vere e proprie.

Cominciamo col dire che il mio rapporto con questi libri è stato strano. Inizialmente tutti parlavano di questi Hunger Games e io, come mio solito, non mi sono nemmeno preso la briga di andare a vedere di cosa si trattasse. Non è una questione di supponenza, è che le mode mi danno un po’ fastidio. Tuttavia, dopo qualche tempo, la moda sembrava aver perso la sua forza, e allora mi sono avvicinato a questa serie, e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua struttura e dalla sua composizione.
Ci troviamo, come ho detto nella trama, in un futuro distopico in cui una specie di dittatura comanda Panem. Tuttavia non è la dittatura il fattore caratterizzante, bensì alcune sue peculiarità, e in primis gli Hunger Games. L’idea che si produca uno spettacolo di morte soltanto per il piacere di una frivola città e per mantenere il dominio su una serie di distretti schiavizzati, mi ha fatto venire i brividi per tutta la durata dei tre libri. Non riesco a descrivere bene ogni singolo dettaglio, ma vi assicuro che ogni singolo elemento di questa dittatura futuristica è credibile e verosimile, e porta a pensare che in un futuro, forse non troppo lontano, potrebbe veramente accadere qualcosa del genere.
Non è un Grande Fratello, è un vero e proprio Regno del Terrore. Un terrore sottile, infido e mascherato da piacere. Un terrore che le persone devono affrontare giorno per giorno, vivendo nell’ignoranza che viene loro imposta, nella chiusura e nell’isolamento nel quale vengono costretti. Una situazione di violenta superficialità.
Per lo meno agli occhi degli abitanti dei distretti e di quelli di Capitol City, che non sanno quello che si cela dietro tutto questo.

Le Rocky Mountains, luogo vicino al quale sorge Capitol City

In sostanza, è una serie che consiglio vivamente di leggere. Non è il capolavoro ultimo della letteratura distopica, ma senza dubbio è uno dei romanzi migliori che mi sia capitato di leggere fra quelli che vengono stampati negli ultimi tempi. Ha un senso, ha un messaggio, e questa non è una cosa scontata, nel presente in cui viviamo. Ha il pregio di far riflettere, e tutto questo senza andare a discapito di una corretta caratterizzazione dei personaggi o di una scarsa forza nella trama. Anzi! La narrazione in prima persona dal punto di vista di Katniss aiuta ancor meglio a calarsi dentro la vicenda, cosa che ho apprezzato in modo quasi esagerato.
L’unica cosa che posso “rimproverare” è una piccola prevedibilità amorosa, unica pecca in un romanzo che fa del sentimento, in generale, un grande fulcro centrale capace di strappare pianti e grida di ribellione.

E voi l’avete letto? Avete intenzione di farlo? Fatemelo sapere nei commenti!

A presto!

NeriFondiSigillo

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