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Buongiorno e bentornati.

Nuovo appuntamento con il Lunedì Desueto, la consueta rubrica in collaborazione con “Una parola desueta al giorno“.
La parola a cui ci occupiamo oggi è flabellifero, e vi do subito la definizione:

Flabellifero
[fla-bel-lì-fe-ro]
s.m.
Chi porta il flabello

Mi rendo comunque conto che c’è bisogno di una seconda definizione, ovvero quella che spieghi la parola flabello, quindi eccola qui:

Flabèllo
s. m.
[dal lat. flabellum, der. di flabrum «soffio di vento», dal verbo flare «soffiare»].

1. Sorta di ventaglio, di metallo e d’altro materiale più leggero, che, adattato a una lunga asta e manovrato da un inserviente, era in uso già in tempi molto antichi (i monumenti babilonesi, assiri, egiziani e greci ne offrono infatti esempî in rappresentazioni di sovrani e di alti personaggi), ed è stato poi adottato nella liturgia cristiana, dapprima in Oriente poi in Occidente; si sono conservati fino ai giorni nostri i f. papali, che, originariamente di metallo e dal sec. 17° di penne bianche di struzzo e di pavone, sopra un’asta coperta di velluto rosso, erano sorretti ai due lati del pontefice da due camerieri segreti nelle cerimonie solenni (l’uso è stato abolito da papa Paolo VI).

Flabellifero

Lui ama le onde. Le ama, e non potrebbe farne a meno nemmeno per tutta la felicità del mondo, perché tutta la felicità del mondo risiede proprio in loro. Le onde che gli lambiscono i piedi pur senza mai toccarli, le onde che ruggiscono senza mai impaurirlo, le onde che gli fanno vibrare lo stomaco con la loro potenza.
Eppure lui è stanco. È stanco ogni giorno della sua esistenza, ogni minuto, ogni secondo, e nulla può fare contro questa stanchezza. Lui è sempre in movimento, costantemente, e si trascina avanti nel suo moto perpetuo sin dall’alba dei tempi, quando si ritrovò a dover fare ciò che fa, con l’unico conforto delle sue amate onde.
E sono un conforto più che ottimo, quelle masse blu, verdi e azzurre, con macchie di bianco che si attorcigliano su loro stesse, fornendo agli abitanti del mare un pretesto per giocare.
Le onde sono tutto per lui, e nemmeno la stanchezza potrebbe mai fargli distogliere lo sguardo da quella meraviglia, sempre uguale eppure sempre diversa. È il suo nutrimento, la sua ragione di vita. Distante eppur vicino, lui si inebria delle onde.
Ma lui è stanco.
Lui è il Signore dei Venti, l’immenso flabellifero che con il suo ventaglio non può mai smettere di agitare le masse d’aria del mondo. Sempre, in ogni momento della sua esistenza lui deve muovere il suo immenso ventaglio per generare i venti.
Perché? Perché così dev’essere.
O forse no, forse quello è un aspetto secondario. Forse le onde sono più importanti.

Bene, anche per oggi il Lunedì Desueto è terminato. Spero che vi sia piaciuto e che vi abbia portato un po’ di sogni ondeggianti.
Come sempre mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, perché i vostri commenti sono sempre utilissimi e ben accetti.
Quindi che dire, vi auguro un buon proseguimento e

Alla prossima!

NeriFondiSigillo

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