Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Carpe diem.

Cogli l’attimo, dici tu. Niente di più facile, penso io. Eppure sono due parole (tre, nella nostra lingua) che se messe insieme creano un effetto incredibile. Sono potenti, sono mistiche, sono meravigliose.

Ma soprattutto, sono difficili.

Chi è capace, infatti, di cogliere l’attimo?

Sa farlo lo scrittore? Sa farlo il pittore? Il musicista? L’artista in genere?

Ma soprattutto, sa farlo l’uomo?

Chi tra queste pecore umane ha il coraggio di guardare in faccia il proprio essere nella sua interezza per dirsi: “ecco, questo è l’attimo, e io devo coglierlo“.

Quanti sono in grado di sfidare il destino, giocando con lui una partita a scacchi come quella che Bergman ha immaginato si giocasse contro la morte?

Pochi, pochissimi, quasi nessuno.

Siamo animali pavidi, chiusi nel nostro mondo interiore i cui confini si estendono molto oltre quello esteriore. Abbiamo paura di tutto e di niente, e ci facciamo fermare dai nostri stessi timori.
L’ignoto ci spaventa più della certezza, della sicurezza, e questo è terribile, è inconcepibile!

Esistenze relegate al pensiero contemplativo delle possibilità, ecco cosa siamo, con una spiccata tendenza a valutare ogni possibile aspetto negativo, rifiutando invece la possibilità che le cose possano andare bene.

Che poi, bene o male che sia, l’importante è vivere! Vivere, cogliere ogni sfumatura di questo bouquet di profumi che l’esistenza ci offre, prima di diventare carne per gli avvoltoi! Fare il meglio che possiamo, ma non il meglio per gli altri, bensì il meglio per noi!

Basta pensare alle conseguenze, cominciamo a ragionare sui sogni. Inseguiamoli e catturiamoli.

Carpe Diem.

NeriFondiSigillo

Annunci