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Buongiorno e bentornati.

Oggi vi voglio parlare di un romanzo che ho terminato proprio ieri, quindi bello fresco. Si tratta del Robin Hood di Alexandre Dumas, una versione della popolare leggenda che invece di soffermarsi sulle imprese da fuorilegge del protagonista, pone l’accento su un altro periodo della sua vita, quello che va dall’adolescenza all’età adulta.

La trama è semplice e piuttosto lineare, anche se non mancano dei passaggi piuttosto interessanti che necessitano di un’attenzione maggiore.

Le vicende cominciano con un bambino che viene affidato ad una coppia di guardaboschi, i quali si faranno carico della sua crescita ed educazione, a fronte di un pagamento mensile da parte del nobile che lo ha affidato loro. Il bambino è figlio di un compagno d’armi del nobile in questione, il quale in punto di morte gli ha chiesto di prendersene cura.
Passano diversi anni e il bambino, che come avrete immaginato è proprio Robin Hood, diventa adolescente e si imbatte, per una serie di casualità, in Allan Clare e in sua sorella Marian. Il giovane Hood salva i due da un agguato, e da qui in avanti le vicende di questi tre personaggi andranno a mescolarsi con quelle di Frate Tuck, Little John e tutta la sua famiglia.
L’antagonista è l’ormai famoso – almeno quanto Robin – Barone Fitz Alwine, lo Sceriffo di Nottingham, le cui lotte con i protagonisti saranno guidate dall’odio che questi prova per Allan Clare, in quanto questi è innamorato della sua unica figlia, Christabel.
Questo amore contraccambiato farà da perno centrale per tutte le vicende del breve romanzo, tra cui troverete moltissimi colpi di scena di cui come al solito non voglio anticiparvi nulla.

Passiamo dunque ai personaggi. Sono quelli canonici che ognuno di noi si aspetterebbe di vedere in un Robin Hood, ma è proprio questi ad essere diverso dal solito, almeno in parte.
Little John è sempre lui, grande e grosso e sempre pronto a far valere il proprio onore e la propria forza con una lotta con il bastone; allo stesso modo Frate Tuck è sempre il solito bevitore di vino e cantante stonato, e il discorso vale anche per lo Sceriffo di Nottingham, irascibile, orgoglioso e vagamente ridicolo.
Ma come dicevo, è Hood a sorprendere, proprio perché raffigurato in maniera più giovane del solito, sotto tutti i punti di vista. Non fraintendetemi, è sempre lo stesso Robin, pieno di senso dell’onore e di voglia di far la cosa giusta, ma in questa parte della sua vita che viene raccontata – a parte una breve parentesi nel finale – manca il concetto di “rubare ai ricchi per dare ai poveri”.
Ma francamente questo non rende meno simpatico il grande Robin Hood.

Le tematiche sono decisamente romantiche. Si incontra l’amore, accompagnato e rafforzato dall’onore. Insieme a loro viaggia l’amicizia e il senso di collaborazione, nonché un‘evidentissima volontà di lottare contro i soprusi.

Le mie impressioni sono decisamente positive. Una lettura semplice, ma non troppo, che mi ha concesso qualche ora di spensieratezza e di sogno, facendomi immaginare di trovarmi in un mondo migliore, in cui l’onore, il coraggio e l’amore vincono sulla prepotenza.

Ve lo consiglio.

P.S. Ovviamente nel romanzo non mancano infiniti riferimenti alle abilità di arciere del protagonista! Altrimenti che Robin Hood sarebbe?

Alla prossima!

NeriFondiSigillo

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