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Buongiorno e bentornati!

Oggi voglio parlarvi di una cosa che mi sta piuttosto a cuore, ovvero il modo in cui si insegna la letteratura nelle scuole.
Non parlerò delle scuole superiori, dove ogni indirizzo prevede una differente selezione di materie e argomentazioni, ma delle scuole elementari e medie, quei due luoghi dove, in fin dei conti, l’amore per la letteratura dovrebbe germogliare (come l’amore per l’arte in generale, ma qui voglio parlare della branca artistica che preferisco).

Non so che tipo di rapporto abbiate avuto voi con questa “materia di studio” quando eravate alle elementari e alle medie, ma io devo dire di aver visto cose che, ripensandoci ora, mi lasciano piuttosto perplesso.

Prima fra tutte, la scarsa preparazione degli insegnanti.

Image by Alegri

Sì, so benissimo che in risposta a questa mia ultima frase si potrebbero tirar fuori tante di quelle obiezioni da farci notte, ma io devo dire la mia senza farmi condizionare, e questo è quello che penso.
Insegnare, anzi, trasmettere la letteratura agli alunni delle due tipologie di scuole di cui sto parlando è cosa ben diversa dall’insegnare a ragazzi più grandi, con un background già formato. In queste scuole bisogna formare quel background, bisogna attivare i centri dell’interesse degli alunni e fare in modo che vengano attratti da qualcosa che altrimenti studierebbero in modo meccanico e “perché la maestra/professoressa ha detto di farlo”.

Questa mia piccola polemica può essere sintetizzata nella pratica piuttosto diffusa del far imparare le poesie a memoria.
Attenzione, non ho nulla in contrario, ma come ogni cosa anche lo studio di una poesia a memoria deve esser fatto con criterio, e non dicendo agli alunni qualcosa come: “bene, questa a memoria e domani interrogo”.
A me personalmente non è capitato, perché ho avuto la fortuna di avere degli insegnanti di vedute un po’ più ampie rispetto al normale, ma ho visto diversi miei amici alle prese con questa tipologia di studio mnemonico.

D’accordo, ora mi spiego meglio. Uno studio del genere aiuta la memoria (a quanto ne so) e rende la mente un po’ più elastica, ma se della poesia l’alunno non ha capito nulla, si potrebbe avere la stessa identica valenza “didattica” facendogli studiare una poesia in Finlandese o in Tedesco, tanto per dire due lingue a caso. Imparerebbe a recitarla, o come dovrebbe dirsi, a declamarla (altra cosa che non viene quasi mai specificata), ma del significato non ne capirebbe comunque nulla.
Per questo sono fermamente convinto che sia necessario spiegare all’alunno in primo luogo il significato della poesia che andrà ad imparare, fargli comprendere il ruolo del ritmo all’interno di un apprendimento mnemonico, la funzione delle rime e così via, così da renderlo partecipe della creazione poetica, così da renderlo consapevole.

Ma tutto questo, purtroppo, accade molto di rado, e da qui si sviluppa fin troppo spesso un rifiuto da parte degli alunni per le materie letterarie.

Inoltre, andando al di là di questo piccolo esempio sulle poesie, possiamo notare come questo sistema sballato di insegnamento viene applicato anche alla prosa e allo studio degli autori.

Date, quisquilie, dettagli inutili, tutte queste cose che puntualmente vengono richieste in sede di interrogazione non fanno altro che creare un disamore nei cuori degli alunni!
La letteratura, l’arte in generale, non è matematica! Non è geometria! Nulla venga tolto a queste materie fondamentali, ma la letteratura è un’altra cosa, e proprio per questo va affrontata diversamente!
Diamine, ma dove è finito l’amore? Dov’è finita la passione? Come si può pretendere che un alunno capisca cosa sia un testo letterario se tutto quello che deve imparare sono le date salienti della vita del suo autore, il numero delle righe e una sfilza di parole di cui non apprezza il suono, né la posizione, ma di cui è costretto a conoscere il significato solo per poterlo esporre all’interrogazione?
Riflettiamo!
Non sarebbe molto meglio far capire agli alunni il sentimento che, per esempio, provava Leopardi quando scriveva L’Infinito? Cito questo esempio perché adoro questa poesia, e so quanto sentimento c’è dentro.

Image by Romain Vallet

“Ma alle elementari sono troppo piccoli!”, potrebbe dire qualcuno, e io a quel qualcuno rispondo che nessuno è troppo piccolo per capire la bellezza.
Provate a spiegare a un bambino delle scuole elementari il senso dell’infinito. Provate a dirgli se si ricorda com’è guardare il cielo stellato in una notte di blackout. Basteranno delle parole semplici e dirette, senza tecnicismi, soltanto parole semplici e tanta emozione.
Vedrete che capirà, e allora potrete fargli studiare a memoria L’Infinito, magari facendogli notare il meraviglioso modo in cui gli aggettivi dimostrativi vengono utilizzati e quant’altro ci sia di bello e interessante.
Il tutto sempre con parole semplici, e soprattutto CON UNA PROSA CHE NON SFASCI COMPLETAMENTE LA BELLEZZA DELLA POESIA.

Basta poco, basta solo un po’ d’amore per generare altro amore nei confronti della letteratura e, come dicevo prima, dell’arte in generale.
Dobbiamo smetterla di trattare tutte le materie allo stesso modo. Ci sono quelle che hanno bisogno di razionalità e calcolo, e quelle che hanno bisogno di passione e amore.

Certo, poi concordo con chi dice che i giovani d’oggi non hanno più valori, ma io sono dell’opinione che i valori siano una cosa bella, e che la bellezza appartenga di diritto all’arte.

Quindi qualche domanda bisognerebbe cominciare a farsela.

Neri.

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Grazie! 🙂

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