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Buongiorno e bentornati per il consueto appuntamento con il Lunedì Desueto, quel momento in cui una parola in disuso è fonte di vita per un racconto. Come sempre ringrazio “Una parola desueta al giorno” per aver accettato di dare il via a questa collaborazione che mi permette di sbizzarrirmi.

Ma passiamo subito alla parola di oggi.

Manutèngolo s. m.
(f. -a) [der. semidotto della locuz. tener mano]. – Chi tiene mano a malviventi, aiutandoli in azioni illecite o delittuose senza avervi parte determinante: “sono stati arrestati i rapinatori e i loro m.”
Per estens., chi favoreggia altri nel compimento di attività o imprese giudicate comunque condannabili moralmente o idealmente: “seppi che Spiro era stato sostenuto in carcere come m. della mia fuga (I. Nievo).”
Anche, mezzano, ruffiano.

Ed ora passiamo al racconto. Voglio ricollegarmi all’articolo che ho pubblicato ieri, intitolato “Libri da Giorno e Libri da Notte“, dando al mio racconto una parte “diurna” e una “notturna”. Ma vi lascio alla lettura!

Manutengolo

Neri Fondi Manutengolo«Andiamo Jack, veloce!»
«Un attimo! Dove mi stai portando?»
«Fatti gli affaracci tuoi e seguimi!»
Il sole era appena sorto e i due monelli si aggiravano furtivi per le vie della piccola città. La terra battuta sotto i loro piedi lasciava una sottile scia al loro passaggio, ma loro non se ne curavano, uno preso dalla propria missione, l’altro oppresso dai dubbi.
Il bambino che guidava si chiamava Richard, ma tutti lo chiamavano Little Rick. Quel soprannome non era dovuto soltanto alla sua tenera età, ma anche alla statura incredibilmente minuta per i suoi dieci anni.
Il suo compagno, Jack, era invece un bambino piuttosto grosso, e nonostante fossero coetanei si sarebbe potuto dire che tra l’oro c’era una differenza di cinque o sei anni.
Ma oltre alle differenze fisiche, i due monelli non sarebbero potuti essere più distanti anche sotto il profilo caratteriale. Il primo era scaltro e scapestrato, un mezzo ladruncolo che si procurava da vivere a modo suo, nonostante sua madre si sforzasse per farlo almeno apparire come un bambino dabbene; il secondo era un bonaccione non troppo acuto, che fin troppo spesso si lasciava coinvolgere dall’altro solo per paura di dargli un dispiacere.
Cosa avessero in comune i due, nessuno riusciva a capirlo, ma era un dato di fatto che fossero inseparabili.
«Siamo arrivati.»
La frase di Little Rick fece risvegliare Jack dai propri pensieri. Si trovavano davanti alla bottega del calzolaio, che generalmente a quell’ora era incustodito, in quanto il vecchio artigiano andava a farsi il goccetto del mattino.
«Non vorrai…»
Jack aveva capito le intenzioni dell’amico, e ne era spaventato. Il furto era punibile gravemente, e lui lo sapeva bene.
«Esattamente», fu la risposta di Little Rick. «Fai il palo.»
Dopodiché il monello si diresse dentro la bottega e dopo pochissimi secondi ne uscì indossando un paio di stivali decisamente troppo grandi, ma di cui sembrava fierissimo.
«Filiamocela», disse. «E non una parola con i grandi.»

Durante la notte, Jack non riusciva a dormire. Era estate, e la calura lo infastidiva, ma non quanto il pensiero di quanto era accaduto quella mattina. Era stato complice di un furto, e se avessero acciuffato Little Rick, lui sarebbe stato processato come manutengolo, e questo non poteva accettarlo. E soprattutto non era giusto!
Si alzò dal letto e si buttò una giacca leggera sulle spalle. I suoi genitori dormivano sodo e non si sarebbero accorti di nulla, e poi per arrivare a casa di Little Rick avrebbe dovuto solamente attraversare il proprio giardino.
Scese le scale cercando di fare il minor rumore possibile, e in men che non si dica si ritrovò all’esterno. Pochi passi lo condussero fino alla casa dove abitavano Little Rick e sua madre, e arrampicandosi sulla grondaia non gli fu difficile accedere alla camera dell’amico.
Una volta entrato dalla finestra, vide gli stivali in bella mostra su un tavolino.
“Devo farlo”, si disse mentalmente, e con un movimento rapido prese le calzature e si precipitò nuovamente fuori dalla finestra, capitombolando a terra.
Una volta rialzatosi guardò con soddisfazione gli stivali.
“Perché non dovrei?”
Si tolse velocemente le proprie scarpe e, ancora nel giardino dell’amico, si provò quegli stivali che erano a tutti gli effetti una refurtiva bella e buona. Con sua sorpresa vide che gli andavano benissimo, al contrario di quanto accadeva a Little Rick.
Il dubbio si insinuò dentro di lui in un istante, e cominciò a domandarsi perché mai non avrebbe dovuto tenere quegli stivali di pelle morbida che gli andavano così bene. Era arrivato a casa dell’amico con l’intenzione di prendere gli stivali per riportarli al calzolaio, ma intrufolandosi di soppiatto in casa d’altri aveva commesso un reato, e prendendo quelle calzature si era automaticamente guadagnato l’etichetta di ladro.
Guardò nuovamente i suoi piedi perfettamente a loro agio in quelle calzature, quindi accelerò il passo e tornò a casa propria.
Non avrebbe riportato indietro quegli stivali. Il termine ladro gli suonava molto meglio di manutengolo, e non lo trovava nemmeno così sgradevole. Anzi, gli piaceva proprio!
E se Rick gli avesse detto qualcosa, gli avrebbe fatto finalmente assaggiare il proprio pugno.
Da quel giorno in poi, le cose sarebbero cambiate.

Bene, anche per oggi siamo alla conclusione. Grazie per aver letto il mio racconto anche questa settimana, e alla prossima!

Neri.

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