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Buongiorno e bentornati!

Neri Fondi L'Insostenibile Leggerezza dell'EssereOggi le Impressioni Letterarie si incontrano con “L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere”, di Milan Kundera.
Questo romanzo (o romanzo/saggio, direi) è stato scritto nel 1982, e a mio avviso rappresenta uno dei migliori esempi di filosofia del tardo novecento, per quanto questa sia “nascosta” (ma nemmeno tanto) dietro le vicende dei protagonisti del romanzo.

Della trama non vi dirò molto, e se possibile vi dirò ancora meno di quanto vi ho detto per gli altri libri.
Vi dirò solo che ci sono quattro personaggi, le cui storie e i cui amori si intrecciano in maniera esteticamente perfetta, sullo sfondo di una Praga a metà fra la sua famosa Primavera e l’invasione da parte dell’Unione Sovietica.
Le vicende dei quattro personaggi assumeranno toni drammatici, ma anche divertenti, a volte, quasi in una ripresa riadattata del binomio pesantezza-leggerezza che permea l’intera filosofia del romanzo, e alla fine si concluderanno in una maniera che, magistralmente, lascia mille domande nella mente del lettore.

Ora che vi ho detto l’indispensabile sulla trama del romanzo, passiamo a quello che mi ha realmente colpito: la filosofia.
Sì, ammetto che questo romanzo mi ha fatto rispolverare i libri del Liceo (e su questo, sabato scriverò un articolo), e devo dire che ne sono stato davvero entusiasta, perché ho potuto riscoprire molte cose che avevo accantonato in un cantuccio del mio cervello.

Ad ogni modo, quello che traspare dalla filosofia sviluppata da Kundera, è il rapporto di vicinanza e opposizione tra la leggerezza e la pesantezza dell’essere. La prima vede la vita nella sua “verità”, nella sua mancanza di un senso, di una logica, nella sua caoticità generale; la seconda è l’esatto opposto, ovvero la creazione di un senso (o la ricerca), di una giustificazione alla vita, o anche di un Dio, se vogliamo.

Chiaramente sto semplificando all’osso, perché non posso riportare in quattro righe l’intero processo filosofico che l’autore porta avanti “servendosi” delle vite dei suoi personaggi come falsariga. Comunque, questo è più o meno il tema di base.

Ma da cosa deriva quella leggerezza? Deriva dal concetto di “Einmal ist Kainmal”, ovvero “Quello che accade una volta, è come se non fosse mai accaduto.”

Cioè?

Secondo Kundera (che riprende qui Eraclito), ogni evento della nostra vita accade una e una sola volta, così come anche la vita stessa. E quindi, secondo il principio di “Einmal ist Keinmal”, una vita che accade una volta sola è come se non fosse mai esistita.
Da qui la leggerezza dell’essere, che però diventa inaccettabile per gli esseri umani. Paradossalmente vengono schiacciati da questa leggerezza e hanno bisogno di “appesantire” il proprio essere, dandogli senso e giustificazione.
Il problema è che anche il peso viene a schiacciarli, a un certo punto, e quindi comincia la ricerca di una via di mezzo che in realtà non esiste, essendo una condizione creata artificialmente dall’uomo.

D’accordo, qui c’è un altro piccolo pezzettino di quello che è il rapporto tra leggerezza e pesantezza. Ed è molto interessante, ve lo assicuro, anche perché si rifà in maniera pesante anche all’ideologia Parmenidea dell’essere e del non-essere, oltre a sfruttare diverse costruzioni filosofiche di Nietzsche.

Tanta è la meraviglia che questo romanzo mi ha lasciato dentro, che vorrei raccontarvi altre mille cose, ma forse è meglio che mi fermi qui. Non voglio rovinarvi la lettura di questo spaccato esistenziale.
Quello che posso dirvi, come sempre, sono le mie impressioni.

Questo romanzo mi ha lasciato il dolce in bocca, dopo l’amaro, e anche a giorni di distanza riesco ancora a sentirne la potenza aleggiare sopra di me. È come una presenza, qualcosa che una volta assimilata non ti lascia più, non so spiegarlo.
Contiene in sé qualcosa che assomiglia alla verità, eppure verità non è. È più qualcosa che ti conduce alla TUA verità, qualcosa che ti insegna a pensare, quasi organizzasse le tue categorie mentali secondo lo schema corretto, quando prima erano in disordine.

È un libro da rileggere e da lasciare sul comodino. Sicuramente ha molto di più da insegnare di quel libro che in troppi tengono sul comodino.

Fine della breve nota polemica, e alla prossima!

Neri.

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