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Bene, oggi si fa un po’ di polemica.

Quello che mi lascia sbalordito, al giorno d’oggi, è vedere che alcune pagine di Facebook hanno più fan rispetto a scrittori affermati e degni di nota (degli altri mi importa poco, me compreso).

Mi sconcerta, più che altro, il fatto che i gestori di queste pagine (perché nel 95% dei casi non mi sentirei di definirli veri scrittori, visto che le pagine di veri scrittori superano raramente i 4000 fan, di cui circa un centinaio attivi) riescano a “catturare” molti fan, arrivando spesso a diverse centinaia di migliaia, solamente scrivendo le cose più banali che si siano mai lette, o peggio ancora scadendo in plagi facilmente individuabili. In pratica si abbandonano a quello stile ruffiano e carezzevole che tanto piace, a quanto pare, ai lettori internettiani.

Si privano gli scritti di qualunque contenuto, o meglio, di qualunque contenuto che possa portare a riflettere, poiché quanto viene scritto è roba trita e ritrita e i lettori conoscono già il suo significato poiché è stato analizzato anni addietro da molti altri con menti ben più brillanti. Qui mi viene da pensare, dunque, che forse questi gestori di pagine altro non siano che fan di pagine simili dalle quali copiano l’ideologia di base con la quale portare avanti la pagina che hanno deciso di creare, illudendosi di poter trovare il loro spicchio di gloria nell’olimpo delle pagine di facebook. Che poi, in fin dei conti, per quanto sia falsa, banale e schifosamente plebea, la “gloria” la trovano.

Osannati da migliaia di persone che non fanno altro che scrivere cose come “bellixximo!”, “sono paxa di te *__*”, “ti amo già, lo so <3” e via dicendo, devono sicuramente sviluppare una sorta di senso di onnipotenza che li porta a fare delle descrizioni di sé che vanno ben oltre la realtà delle cose, solo per creare un personaggio che possa catturare l’immaginario di quelle persone che, non essendo in grado di creare una pagina per conto proprio devono per forza idolatrarne una o più d’una.
Che sia la sindrome di Justin Bieber? Potrebbe essere, visto che ormai la gloria si conquista nascondendosi dietro una pagina dai contenuti vuoti, mentre milioni di scrittori (e attenzione, non parlo di me, ma di gente INFINITAMENTE più brava e meritevole) sono costretti a rimanere nell’ombra delle loro camere, davanti ai loro pc ed ai loro appunti, senza intravedere mai la minima possibilità di gloria.

E probabilmente meriterebbero che quelle loro storie, o poesie, o idee venissero conosciute e riconosciute da tutti, elevando loro a scrittori con la S maiuscola, ma questo non accade, perché il mondo è oramai attratto (in larga parte) dalle cose stupide.

Basta che facciate un giro in rete per capire cosa intendo, non c’è bisogno di citare nessuna pagina (o nessun blog, anche se comunque i blog tendono a mantenere una certa dignità, nella maggioranza dei casi), potrete vederlo da voi.

Certo, devo dire che, se usate nella maniera corretta, le pagine di facebook possono essere un utile strumento per farsi conoscere, per promuovere quello che si vuole dire, poiché si riesce ad arrivare all’occhio di molti con un semplice clic, tant’è vero che anche io ne possiedo una. La differenza, però (e qui potrei citarvi moltissime altre pagine che godono della mia stima), sta nel fatto che io non scrivo quello che gli altri vogliono sentire, ma quello che voglio dire. E sono fiero di agire in questo modo, perché nonostante il trend generale vorrebbe impormelo, io non ho alcun desiderio di svendere me stesso in cambio di un po’ di fama che, oltretutto, non servirebbe a nulla per quello che voglio fare: scrivere.

Tempo fa, su un’altra pagina (circa 3000 fans), ho fatto un esperimento. Parlo dell’anno scorso, poco prima dell’inizio dell’estate. Avevo fatto una media di quanti “mi piace” e commenti ricevessero le mie note, ed il calcolo si aggirava tra i cinque e i sei, una media di cui ero soddisfatto. Già da allora avevo maturato questa teoria di cui vi parlo ora (abbastanza evidente, peraltro), così mi ero riproposto di scrivere una nota sulla falsariga di quelle delle pagine sopracitate, per vedere se questa avrebbe ricevuto un numero di “mi piace” e commenti più alto rispetto alla mia media.

Ebbene, avevo ragione. Mentre generalmente le mie note avevano cinque o sei “mi piace”, accumulati in diversi giorni, la nota in questione aveva raggiunto i quindici “mi piace” nel brevissimo tempo di un’ora.

La mia teoria pare essere giusta, a quanto pare. È sempre la stessa storia, in fin dei conti. L’umanità crea degli ottimi mezzi con i quali potrebbe fare grandi cose, ma la sua stupidità le impedisce di utilizzarli nel modo corretto, una sorta di serpente uroboro che abita in Via Panisperna. E tutto si ripete sempre, con diverse sfumature, ma sempre allo stesso modo. Ciò che potrebbe far bene, finisce per far male.

Quello che avevo voglia di dirvi, ve l’ho detto. Un piccolo sfogo, un’analisi.

Dove andremo a finire, ditemelo voi.

Neri.

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