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Ciao a tutti, oggi voglio parlarvi di un argomento abbastanza controverso tra chi scrive, ma non solo, in generale tra chiunque si dedichi ad un lavoro creativo. Parliamo quindi sia di artisti che di artigiani (differenza sottile), professionisti e non.

L’argomento in questione, come avrete notato dal titolo, riguarda la musica ed il suo ruolo all’interno del processo creativo. All’interno di questo articolo mi riferirò alla scrittura prendendola come esempio, ma vi prego di voler allargare il discorso a tutta la serie di situazioni elencate in precedenza.

Dunque, la musica. È fuor di dubbio che una buona musica possa essere fonte di ispirazione, ma non è questo ciò di cui voglio parlare. Voglio invece puntare l’attenzione sull’ascoltare la musica mentre si fa qualcos’altro, nel nostro caso, appunto, mentre si scrive.

Conosco diversi scrittori (e sull’uso della parola “scrittore” ho intenzione di proporvi un articolo, forse proprio la settimana prossima), alcuni personalmente, altri mediante le loro interviste o i loro blog, ed ho notato che la musica divide la categoria in due parti: quelli che trovano naturale ascoltarla mentre scrivono, e quelli che invece non riescono a tollerarla.
Il primo gruppo trova un aiuto nella musica e vede in essa una sorta di bolla asettica nella quale estraniarsi dal resto del mondo, ma anche un catalizzatore dei pensieri. Quest’ultimo fatto è più forte quando si ascolta musica classica (non c’era nemmeno bisogno di dirlo), perché questa sembra aumentare la concentrazione.
Quelli del secondo gruppo, invece, trovano che la musica li distragga da quello che mi piace definire “il suono dei loro pensieri”, e preferiscono scrivere immersi nel più totale silenzio; o quando questo non è possibile ottenerlo, cercano di escludere ogni altro suono per creare un “silenzio personale”.

Non ho intenzione di giudicare nessuna di queste due correnti di pensiero, anche perché da giudicare c’è ben poco, ovviamente. In fin dei conti ognuno deve fare ciò che lo porta ad essere il più produttivo possibile, e soprattutto ciò che lo fa sentire meglio con me stesso, quindi per finire vi voglio raccontare il mio approccio.

A parte alcuni momenti in cui devo ragionare eccessivamente su alcuni passaggi e durante i quali desidero il silenzio assoluto (tant’è che posso aspettare giorni per dedicarmi a questi momenti), generalmente appartengo alla prima corrente di pensiero, quella “pro musica”,  e i generi che ascolto quando scrivo sono prevalentemente due: classica e metal.
Sulla prima non c’è molto da dire, quando l’ascolto mi lascio andare a quello che mi dice l’orchestra, il pianoforte o quant’altro. Non ho dei pezzi preferiti, ma se dovessi andare a pescare gli autori che mi aiutano di più durante la scrittura, la scelta ricadrebbe inevitabilmente su Chopin e Field.
Per il metal, invece, qualche precisazione è doverosa, perché il tipo di metal che ascolto durante la scrittura è di tipo melodico e sinfonico (e anche etnico), quindi suonata e cantata da gruppi che si fanno generalmente accompagnare da un’orchestra o che all’interno del proprio organico possiedono diversi strumenti orchestrali o etnici. Per quanto riguarda questo genere ascolto quasi esclusivamente tre gruppi in fase di scrittura, e sono, in ordine di frequenza: Eluveitie, Haggard e Rhapsody of Fire.

Trovo che questi due generi musicali mi aiutino a scrivere ed a concentrarmi esclusivamente sulla narrazione, senza contare che generalmente il ritmo della batteria, quando ascolto il metal, mi da anche il ritmo per digitare le parole, cosa di cui mi sono accorto solo recentemente e che evidentemente facevo in maniera inconscia.

E voi a quale categoria appartenete? Ascoltate la musica oppure preferite il silenzio? E se l’ascoltate, che genere preferite?
Aspetto i vostri commenti con curiosità! Alla prossima!

Neri.

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